Relazioni Consapevoli e Felici

Le relazioni determinano il nostro grado di soddisfazione o insoddisfazione nelle amicizie, nella coppia, nella famiglia; si riflettono sulla gratificazione o frustrazione che ricaviamo sul lavoro; influenzano la nostra autostima e il senso di identità - insomma esse sono alla base di tutte le principali sfere del nostro vivere sociale. Se chiediamo alla persone che cosa le rende serene o felici, la maggior parte ci risponderà: l'essere innamorati, il sentirsi amati, l'avere un buon rapporto col partner, gli amici, i figli, i colleghi. Se gli chiediamo cosa le rende ansiose o infelici ci diranno: il litigare con qualcuno, il non sentirsi compresi, l'avere un cattivo rapporto coi colleghi di lavoro, col partner, con i genitori e via dicendo. Insomma, sia la felicità che l'infelicità, sia la gratificazione che l'insoddisfazione dipendono non solo e non tanto da aspetti materiali ma anche (talvolta soprattutto) da aspetti relazionali. (…)
L'epoca attuale è caratterizzata da relazioni molto più numerose e soprattutto molto più libere di quanto mai siano state; fino alla metà del XX secolo infatti la vita di relazione era tutt'altro che dinamica e libera e si svolgeva anzi con grande lentezza, seguendo regole e schemi rigidi, cui dovevano conformarsi tutti i membri di una data comunità. (…) Prima dell'avvento della democrazia, i rapporti sociali non venivano liberamente costituiti dalle parti, ma erano predefiniti da norme e gerarchie rigide imposte dall'alto. Sia nei rapporti tra governanti e cittadini/sudditi sia in quelli tra membri di una stessa famiglia i ruoli erano tutt'altro che paritetici: c'era chi poteva parlare a proprio piacimento e chi doveva solo ascoltare, chi indottrinava e chi passivamente doveva introiettare tali dottrine, chi ordinava e chi obbediva, chi decideva le regole e chi le subiva. Un suddito non poteva rivolgersi per primo al sovrano; un bambino non poteva parlare al padre se non quando era da questi interpellato; una donna doveva stare in silenzio in presenza di uomini e poteva prendere la parola solo se suo padre o suo marito le davano il permesso di farlo.
In una società democratica i rapporti sono invece - almeno in linea di principio - liberamente costituiti e i ruoli, le regole e i poteri possono essere in larga misura negoziati e modificati. Ciò avviene essenzialmente attraverso il dialogo, il confronto, il dibattito - insomma attraverso la comunicazione (…).
Per secoli le relazioni hanno seguito il modello autoritario e unilaterale sopra descritto, finché è iniziato un lento ma costante processo di risveglio delle libertà e sensibilità individuali che ha cambiato profondamente le modalità con cui ci relazioniamo gli uni agli altri: nella coppia, in famiglia, a scuola, sul lavoro. (…)

La rivoluzione interpersonale

A differenza dei nostri antenati, noi possiamo vivere a nostro modo la sessualità, l'intimità e gli affetti senza subire riprovazioni sociali; discutere coi nostri genitori, insegnanti, superiori e anche contestarli, senza essere messi al bando; possiamo uscire dalle consuetudini e dai canoni sociali e "inventarci" un nostro stile relazionale; possiamo decidere da soli con chi entrare in relazione e con quali modalità farlo, negoziando i fini e le regole di tale relazione direttamente con le altre persone in essa coinvolte senza dover chiedere permessi ad autorità superiori.
Tutte queste cose, che oggi appaiono normali e scontate, rappresentano una vera e propria rivoluzione rispetto al passato; una rivoluzione interpersonale che può condurci verso una una società più libera e creativa, verso rapporti umani più gratificanti, costruttivi e consapevoli, verso una vita sociale che incarni i principi democratici della libertà, della autodeterminazione, della comunicazione.
Tuttavia la medaglia ha pure il suo rovescio: una libertà illimitata, priva di consapevolezza e di strumenti adeguati, può portare alla crisi e alla dissoluzione delle identità individuali e collettive, alla perdita dei valori e delle norme morali, insomma al caos sociale e esistenziale, e i segnali in tal senso purtroppo non mancano. (…) I nostri avi erano indubbiamente molto meno liberi di noi nelle relazioni ma anche meno insicuri, meno ansiosi: le stesse norme e vincoli che ne limitavano la libertà erano anche una protezione contro l'incertezza, una guida sicura per orientarsi nella vita sociale, una solida fonte di identità, una garanzia di solidarietà. (…)
La crescente libertà e pariteticità delle relazioni interpersonali apre nuovi stimolanti orizzonti, ma fa anche venire allo scoperto numerosi e profondi conflitti, per millenni repressi o calmierati da una struttura sociale rigida e autoritaria e oggi sempre meno contenuti. Siamo, sì, molto più liberi nelle relazioni di quanto lo fossero i nostri antenati, ma niente affatto più abili di loro e, privi come siamo di strumenti per orientarci in questa nuova libertà, rischiamo di essere travolti da problemi e conflitti che non sappiamo né comprendere né tantomeno gestire.
Poiché né in famiglia né a scuola ci hanno insegnato a relazionarci con gli altri occorre ridurre la nostra ignoranza in materia. Come? In primo luogo leggendo libri come questo, e poi soprattutto partecipando a corsi e seminari di crescita personale focalizzati su tali temi.
L'idea di tornare a scuola - per di più per imparare cose come relazionarsi, comunicare, riconoscere e gestire le emozioni - può produrre all'inizio reazioni di sufficienza (queste non sono cose che si imparano a scuola ma dalla vita, e io le so già) o anche di diffidenza (perché dovrei guardarmi dentro e mettermi in discussione?). Tuttavia, se si ponderano con attenzione tali obbiezioni, non si potrà non riconoscerne l'infondatezza. (…) In quanto figli di una cultura patriarcale basata sulla prevaricazione e sul potere invece che sulla democrazia e la comunicazione, siamo tutti fondamentalmente degli analfabeti sul piano relazionale. Oggi è però possibile superare questo analfabetismo e riappropriarci delle nostre prerogative comunicative. Se ponderiamo attentamente la questione non potremo non ammettere che le relazioni - assieme ai sentimenti e alle emozioni ad esse legati - sono il succo della vita e che se questo succo non è così dolce come desideriamo, anzi magari un po' amaro, forse c'è qualcosa da cambiare, da migliorare, e che vale la pena di investire un po' del nostro tempo in questa impresa. (…)
Non è mai troppo tardi per migliorare le relazioni, incluse quelle più intime, e ne sono talmente convinto che con la mia équipe da anni organizzo corsi e seminari su questi temi, dai corsi di base per adolescenti, coppie, genitori, ai corsi di formazione e aggiornamento professionale per insegnanti, medici, infermieri, manager fino ai master universitari e ai dottorati di ricerca per professionisti e aspiranti tali (www.corem.it).
Non importa che vi iscriviate a uno dei nostri corsi e va benissimo, se lo preferite, che partecipiate a quelli tenuti da qualcun altro: ciò che conta è che lo facciate, poiché se vi fermate alla semplice lettura di libri, senza fare l'esperienza diretta, personale di almeno alcune delle cose di cui essi parlano, sarà un po' come aver studiato un paese straniero sull'atlante, senza averlo mai di fatto visitato.

(dal libro di E. Cheli, Le relazioni interpersonali, Xenia edizioni)


Le relazioni come opportunità di crescita.

C'è un grande potenziale di consapevolezza e crescita personale nelle relazioni interpersonali: in primo luogo perché forniscono occasioni di confronto e di scambio; in secondo luogo perché ci permettono di scoprire tramite l'altro aspetti di luce e di ombra che ci appartengono ma di cui non siamo consapevoli, o perché li abbiamo rinnegati e rimossi, o perché ancora non abbiamo ancora avuto la possibilità di scoprirli; in terzo luogo perché ci permettono di prendere coscienza della nostra responsabilità e del nostro potere, di capire cioè che ciò che di positivo o di negativo ci accade nei rapporti con gli altri dipende in larga misura da noi stessi, dalla nostra visuale ampia o ristretta, dal nostro approccio amichevole o ostile, dal nostro atteggiamento ottimista o pessimista.
Gran parte dei problemi relazionali e relative sofferenze dipendono da carenze affettive o ferite emozionali subite durante l'infanzia e da modelli culturali basati sulla competizione per il potere e sui giochi a somma zero. Nel presente noi tendiamo a ripetere i modelli del passato, a difenderci dagli altri o ad attaccarli anche se non ce n'è alcun motivo, semplicemente perché proiettiamo su di loro ciò che abbiamo subito da altri. Analogamente, ripetiamo il vecchio schema della competizione e del "mors tua vita mea" quando invece potremmo ottenere ben di più collaborando con gli altri. Non si può cambiare quello che è stato, ma si può evitare di ripetere gli stessi errori, adottando nuovi punti di vista ed esplorando nuove possibilità, nuove modalità di affrontare le relazioni con gli altri e con noi stessi. Si tratta di un processo di crescita i cui passaggi principali possiamo così schematizzare:

1) prendere atto del problema e delle sue cause;
2) essere più consapevoli dei propri e altrui modelli interattivi "disfunzionali";
3) imparare a sospendere il giudizio, a non colpevolizzare subito l'altro e ad esaminare distaccatamente le dinamiche patologiche metacomunicando con l'altro su di esse;
4) apprendere nuovi modelli, nuovi e migliori modi di comunicare e relazionarsi con gli altri.

(dal libro di E. Cheli, Relazioni in armonia, Franco Angeli editore)